Cari Amici:
Nel Marzo 2005 la prima pagina del
quotidiano israeliano Ma’ariv scriveva: “
Piazza Omar Bin Khattab è nostra!”. Nei mesi
che seguirono si apprese che il New Imperial
Hotel, storico palazzo situato nel quartiere
cristiano della città vecchia di Gerusalemme,
e da sempre luogo simbolo dei cristiani
palestinesi, veniva venduto ad una società
israeliana nominata “Richards Investment
Corp.” dall’amministratore del Patriarca
Greco Ortodosso di Gerusalemme, avvalendosi
di una procura concessa dallo stesso
Patriarca.
Sebbene la legalità dell’atto di vendita sia
contestabile a causa del meccanismo di
procura attuato dal Patriarca, gli avvocati
che rappresentano gli investitori israeliani
minimizzano la questione e premono perchè la
famiglia Dajani, inquilina e gestrice
dell’Hotel, lo lasci immediatamente.
Costruito nel 1884, il New Imperial Hotel è
localizzato nei pressi della Porta di Jaffa,
all’interno del quartiere cristiano della
città vecchia di Gerusalemme. Il sito nel
quale risiede ha visto la pacifica entrata
del Secondo Califfo Islamico nel 638 d.C. a
seguito della conquista araba della città.
Il Califfo si rifiutò di cacciare e di
segregare i suoi abitanti anche se di
religione diversa da quella mussulmana. Il
luogo, rappresenta quindi un simbolo di
tolleranza per la città, la quale deve
essere in pace e aperta a tutti i visitatori,
al di là di qualsiasi distinzione di razza,
religione e nazionalità.
Il tentativo di presa di possesso del New
Imperial Hotel da parte di società private
israeliane, porta con se delle profonde
implicazioni politiche. L’intera città
vecchia di Gerusalemme, così come tutta la
parte est si trova sotto occupazione
militare da parte dello Stato Israeliano. La
4^ Convenzione di Ginevra e la Comunità
Internazionale evidenziano che lo status quo
di Gerusalemme est non può essere definito
unilateralmente da parte israeliana, e si
contrappongono alla volontà di Israele di
annettere Città vecchia e parte est. Solo la
ri-negoziazione multilaterale della
situazione potrà portare ad un nuovo assetto
socio-politico.
l’acquisto di interi pezzi di
città, spesso a prezzi esorbitanti e con
buoni uscita miliardari, rappresenta
l’intento di appropriarsi de facto
dell’intera area, riducendo drasticamente la
presenza palestinese a favore di quella
ebreo-israeliana. Nel contempo la politica
israeliana ostacola fortemente i palestinesi
nei lavori di costruzione e/o
ristrutturazione degli antichi immobili,
creando così le condizioni per l’abbandono
della città.
La famiglia Dajani intende giocare un ruolo
chiave a proteggere i propri diritti e
quelli dei palestinesi relativi al diritto
di vivere ed abitare quella che è
considerata anche la loro città sacra e
capitale, contrastando questo tentativo di
presa di possesso illegale. Si ribadisce la
simbolicità di Gerusalemme come città aperte
a tutte le religioni e come capitale dei due
Stai, quello Israeliano e il futuro Stato
Palestinese, e come luogo sacro alle tre
religioni monoteiste: ebrea, cristiana e
mussulmana.
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